 | 2 Settembre 2012 |
I volontari della Comunità di Sant`Egidio raccontano le passeggiate di Martini a Trastevere |
Un volontario a Roma |
Quando il cardinale lavava i piatti a un povero romano rimasto solo |
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Negli anni Settanta il rettore dell`Istituto Biblico, Carlo Maria Martini, era già piuttosto famoso a livello internazionale per gli studi sulla storicità dei Vangeli.
E anche sul frammento del papiro Bormer. All`epoca frequentava con una certa assiduità il quartiere di Trastevere. Veniva visto da quelle parti di Roma almeno una volta la settimana. Col suo passo svelto,
imboccava via della Pelliccia per girare su vicolo del Moro, fino a fermarsi davanti ad un piccolo portone di legno tutto malandato. Suonava e ad aspettava che la porta si aprisse dall`interno. A volte capitava che avesse con sé delle buste della spesa.
In un minuscolo appartamento al piano terra, una specie di topaia, abitava in totale solitudine Gigi Regoli, un ottantenne rimasto senza parenti al mondo. Era un anticlericale incallito che ce l`aveva a morte con i gesuiti per ragioni non ben precisate, anche se questo costituì un aspetto marginale della storia e fu ovviamente
superato. Tanto che con Carlo Maria Martini si divertiva a conversare con lui interi pomeriggi. Capitava che
il futuro cardinale, spesso dopo avergli rassettato la cucina e preparato un piatto di pasta al sugo, sedesse davanti a lui su una sedia per ascoltarlo con pazienza. Gigi era uno dei poveri del quartiere che i giovani
della Comunità di Sant`Egidio iniziavano a seguire in una Roma che cambiava rapidamente volto, inghiottendo disagi sociali e disperazioni umane.
«All`epoca ero poco più che ventenne e, con alcuni altri ragazzi, seguivamo da vicino i casi di povertà estrema e questo era uno dei più evidenti. L`uomo viveva in una stamberga, sporchissima, buia, in stato di semi abbandono» ricorda Mario Mancini. Un giorno assieme a Valeria, un`altra volontaria di Sant`Egidio, si ritrovò
pranzo da Gigi con padre Carlo Maria (come veniva chiamato).
«Non ricordo cosa mangiammo, ma non scorderò mai il clima di scioltezza. Mi sorpresi tantissimo perché finito
di mangiare Martini con spontaneità, come se fosse un gesto sempre fatto, si alzò da tavola, sparecchiò e iniziò a lavare i piatti. E non volle sentire ragioni. Poi spazzò pure la cucina».
Una scena talmente insolita che il giovane volontario l`ha ancora ben impressa in mente.
«Mi è difficile descrivere lo stato di abbandono di quella minuscola casa, più vicina alla definizione di tugurio. Era lercia e non curata anche perché Gigi ci vedeva pochissimo, portava degli occhiali molto spessi, e probabilmente nemmeno si rendeva conto di quello che aveva attorno, le montagne dei carte e giornali accatastati alla rinfusa sul tavolo. Gigi era grato per quello che facevamo anche se non ci ha mai risparmiato
certe filippiche contro la Chiesa. Immagino che facesse altrettanto con il cardinale Martini quando lo andava a
trovare. Diceva che non poteva sopportare i gesuiti anche se è passato tanto tempo che non rammento il perché. Si fissava sulle cose, come quando raccontava di certe ingiustizie subite a proposito di alcuni campi
che aveva posseduto e gli erano stati sottratti. Era fatto così ma poi una volta abbattuto il muro della diffidenza il rapporto di amicizia è decollato ed è restato saldo per lungo tempo». Morì diversi anni dopo il trasferimento di Martini a Milano.
Il cardinale è stato molto legato alla Comunità di Sant`Egidio, ai suoi fondatori, Andrea Riccardi e, soprattutto, a
monsignor Vincenzo Paglia.
Ha sostenuto i loro progetti perché ne condivideva l`anima. L`incontro con la comunità di Trastevere fu del tutto
stato casuale e per certi versi curioso. Un giorno mentre Martini passeggiava per Trastevere notò un ragazzo con in mano una Bibbia. Il particolare, piuttosto inconsueto, lo incuriosì a tal punto da seguirlo fino all`ingresso di un ex monastero dove altri giovani (provvisti di Bibbia) entravano alla spicciolata. Decise di mettere il naso dentro, si presentò e da allora Martini prese a partecipare alle riunioni di preghiera dove si commentavano passi
della Parola di Dio. «Era interessato ad attualizzare le Sacre Scritture. Cercava il Vangelo vissuto ogni giorno e chiedeva di potere entrare in contatto con i poveri proprio per attualizzarlo. Fu così che un giorno lo portammo a casa di Gigi senza sapere che sarebbe nato un rapporto di amicizia tra i due». Non furono le differenze
anagrafiche, culturali, di censo a frenare Martini che, probabilmente, avrà ripetuto mentalmente tra sé e sé quello che Gesù chiede nelle Beatitudini.
«Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete».
Franca Giansoldati
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