 | 27 Shtator 2009 |
“Voglio vivere su questa terra”: Ceija Stojka |
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Prima travolta dalla tragedia della Shoah, Cracovia, dove si è svolto nei giorni scorsi il grande incontro internazionale della Comunità di Sant’Egidio ‘Uomini e religioni’, nel segno dello ‘Spirito di Assisi’, oggi rappresenta per rabbi David Rosen “il trionfo della speranza e dell’umanesimo religioso, soprattutto nella persona di Giovanni Paolo II, che è stato il grande eroe non solo della riconciliazione tra ebrei e cristiani, ma del dialogo interreligioso in generale”. Lo ‘Spirito di Assisi, inaugurato nel 1986 da Giovanni Paolo II ha aperto grandi prospettive di speranza ed inedite energie di pace, ponendo gli uni accanto agli altri uomini e donne di fedi diverse nella comune dissociazione dalla violenza. Raccolto e diffuso dalla Comunità di Sant’Egidio lungo nuove tappe (Firenze nel ’95), quello spirito ha dato vita al pellegrinaggio annuale di tanti credenti ogni volta in un luogo diverso, fino a Cracovia. Sono passati 70 anni dall’inizio della seconda guerra mondiale e 20 dal 1989 che, con il crollo del muro di Berlino, dissolse la cortina di ferro, mise fine ai regime dittatoriali, aprendo il mondo a nuove speranze che sono state concretizzate anche quando il freddo del terrorismo e della guerra preventiva sembravano assumere il timone della storia. Lo spirito di Assisi non si è fermato e anche da Cracovia e da quell’abisso creato sulla terra che è stato il lager di Auschwitz-Birkenau ha lanciato il suo messaggio. “Avevamo la cenere sulla bocca”: bisogna sentire il grido delle vittime di Auschwitz, sempre, come anche dalla voce mite di una donna Rom, Ceija Stojka, scampata alla morte prima a Ravensbruck, poi nel lager costruito dai tedeschi in Polonia, quindi a Bergen-Belsen. Ha portato la sua voce dove i nazisti hanno cercato di rubarle la vita, davanti ai leader religiosi e a una grande folla di pellegrini (70 dalla Toscana), venuti a rendere omaggio alle vittime, come quel bambino che Ceija ha ricordato: “Qui ad Auschwitz eravamo ebrei e zingari ed eravamo mischiati sempre insieme. C’erano uomini di tutto il mondo e si parlavano tutte le lingue del mondo, ma c’era soprattutto l’odio della morte. C’eravamo anche noi bambini, pensati per la soluzione finale, come un piccolo che aveva quattro anni e che aveva perso qualcosa: fu messo davanti a un muro e ucciso”. “Bisogna aprire le porte e le finestre per vivere davvero nella pace – ha concluso Ceija Stojka - Io voglio continuare a vivere su questa terra”. L’editrice fiorentina Giuntina ha pubblicato il suo libro ‘Forse sogno di vivere’ che aiuta a ricordare come al popolo di zingari che ha subito il genocidio insieme agli ebrei, si deve amore e rispetto.
MICHELE BRANCALE
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